CONTEMPORANEA
AUTORI ITALIANI PER TRE CHITARRE
MAP -LR CD 085
CD
- 2002
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Brani:

Giorgio Ferrari
Quadrifoglio
Fogli d'album per tre chitarre
1 - Entrata
2 - Canzonetta
3 - Recitativo
4 - Epilogo
Teresa Procaccini
5 - Moonlight op. 121
Riccardo
Vianello
6 - Trestango
Andrea
Basevi
7 - Concerto
Ennio
Morricone
8 - Canone Breve
Franco Margola
9 - Fantasia
Franco
Mariatti
Introduzione, Romanza e Finale
10 - Introduzione
11 - Romanza
12 - Finale
Franco Mannino
Suite
13 - Slow
14 - Valzer lento
15 - Rumba
Roberto
Beltrami
In Memoriam F.G.
16 - Improvvisando
17 - Vivo
Daniele Zanettovich
Sei Canzoni andaluse
18 - Malagueña
19 - Fandanguillo
20 - Villancico
21 - Sevillana
22 - Petenera
23 - Tanguillo
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La
duttilità con cui la chitarra si presta a far
parte delle più svariate combinazioni strumentali,
al di là dunque del suo eminente ruolo solistico,
ha sempre più stimolato i compositori a sfruttarne
le risorse tecniche ed espressive anche all'interno,
pertanto, del colloquio "inter pares", ossia
il duo, il trio, il quartetto, per arrivare all'ottetto
e ad altre compagini chitarristiche.
Il
presente CD è dedicato alla formazione del trio
di chitarre in un'ampia panoramica di compositori italiani
della nostra epoca, rimasti affascinati da questo insieme
capace di offrire non solo un perfetto equilibrio sonoro,
ma anche multiformi combinazioni d'intreccio dialogante.
Ad
eccezione del brano di Ennio Morricone e di quello "ritrovato"
di Franco Margola, le musiche qui registrate sono state
commissionate dal "Trio Vivaldi", ormai una
solida e collaudata realtà del concertismo dei
nostri giorni, in particolar modo nel settore della
diffusione d'un repertorio portatore di ulteriori, proficui
sviluppi.
Riccardo
Vianello
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Nella produzione chitarristica del '900, imponente per mole e qualità, i compositori hanno spesso dimostrato di apprezzare in particolare l'aspetto polifonico dello strumento, la sua capacità di "cantare" e di prestarsi alla costruzione di fitte ed affascinanti trame sonore. Questa tendenza alla disposizione polifonica e imitativa viene sostanzialmente rispettata in buona parte dei brani contenuti in questo disco, che coprono un arco piuttosto esteso (dal 1925, anno di composizione del Rondò di Hindemith, sino ai giorni nostri, con i pezzi di Bernardi e di Gangi).
Anche la scelta dei linguaggi dimostra una certa coerenza, privilegiando una scrittura vagamente tonale, temperata dalle esperienze musicali delle avanguardie storiche del nostro secolo. Così Follow the Star, dell'inglese Dodgson, si muove nell'ambito di una modalità tranquilla e consonante, con pochi procedimenti compositivi mutuati dalla musica contemporanea (durate aleatorie, interazioni di segmenti di diversa lunghezza).
Questa sostanziale tendenza alla consonanza è sicuramente dovuta anche soprattutto all'ispirazione popolare del brano, basato su un canto natalizio olandese. L'aspetto descrittivo gioca poi un ruolo importante nello svolgimento musicale, con gli "interventi" dei tre Re Magi e quello della stella, ciascuno dotato di un proprio carattere e di proprie particolarità stilistiche.
Anche nei brani dell'ungherese Ferenc Farkas l'elemento popolare è presente e importante, vorrmmo dire formante, nella costruzione musicale. Ricordo di Somogy (1977) è una piccola suite di cinque pezzi basati su canzoni popolari ungheresi. Come nella successiva Csángó Sonatina (1977), la struttura dei brani è semplice e trasparente, derivata dalle forme classiche (danza sonatina, rondò, ecc.) e gli influssi popolari emergono con chiarezza in particolare nelle scale utilizzate e nell'articolazione ritmica delle melodie.
Il Ricercare (1994) del piemontese Alberto Bernardi non presenta a prima vista un'evidente parentela con questa forma imitativa che diede origine alla fuga classica, se non per l'esplicito recupero di un linguaggio modale (per erti versi, addirittura pre-tonale). L'interesse e l'ancoraggio alla "modernità" di questo brano sono piuttosto da rintracciare nella sezione iniziale e finale (il pezzo è costituito con una trasparente struttura a ponte, ABCBA), in cui poche altezze strettamente diatoniche vengono continuamente riverberate dalle tre chitarre, in uno scampanio che ricorda certi esperimenti della musica minimale.
Con il trio (1977/78) e la Sonata (1981) di Franco Margola ci avviciniamo ad uno dei compositori italiani che in questo secolo hanno dato di più alla produzione per chitarra. L'impianto delle composizioni è solidamente neoclassico e il linguaggio utilizzato è quello tipico di questo autore: una tonalità allargata e gentile, un clima espressivo che, in particolare nei numerosi momenti "cantabili", sembra oscillare tra lo sleen baudelairiano e la saudade brasilana.
Più pungente e squadrato il Rondò (1925)di Paul Hindemith, autore la cui opera ha avuto larghissima influenza sul linguaggio musicale corrente. La forma del pezzo è quella del rondò classico, e il linguaggio utilizza in piene libertà costruttiva elementi tratti dalla tonalità (tridi, scale, ecc.) mischiati con procedimenti tipici del '900 (politonalità, scale octotonali, giustapposizioni di blochhi accodali senza legami apparenti).
Questi procedimenti sembrano aver influenzato anche l'opera del triestino Giulio Viozzi. La sua Fantasia Quarta /1982), di cui il Trio Vivaldi ha curato l'edizione, presenta un linguaggio piuttosto pungente, in cui gli elementi individuati nel pezzo di Hindemith (in particolare la giustapposizione di accordi privi di un immediato legame armonico) vengono largamente sfruttati. Il brano alterna momenti di grande impegno ritmico e di forte movimento contrappuntistico ad altri di maggior respiro e cantabilità, in una forma (quella appunto della fantasia) libera e rapsodica. In qualche modo la libertà formale della fantasia sembra pervadere anche l'Improvviso (1995) di Mario Gangi. Il pezzo è un insieme di episodi diversi, raccordati dal ritorno del "motto" iniziale con differenti modalità espressive e tecniche (allegro, adagio, grandioso, ecc.). L'uso di metriche irregolari (5/8) e una generale tendenza allo swing rendono evidente l'ispirazione jazzistica che ha guidato la composizione di questo brano e la grande perizia tecnica dell'autore gli permette di far emergere tutte le potenzialità espressive dello strumento.
Giovanni Gioanola |